Articoli e Curiosità a cura del Dott. Susanna


NO AL FUMO

Oggi affrontiamo un tema assai problematico che angustia gli epidemiologi di tutti il mondo e che l’Organizzazione Mondiale della sanità definisce “epidemia di tabagismo”e che per i suoi effetti sulla salute rappresenta un capitolo di spesa assai importante il sistema sanitario: il fumo di sigaretta. Secondo l'ISTAT nel 2010 l'esercito di fumatori in Italia era composto da ben undici milioni di persone: circa il 23 % della popolazione dai 14 anni in su, con netta prevalenza del sesso maschile. La coltivazione delle foglie di tabacco è stata introdotta in Europa nel 1500 da Cristoforo Colombo, assieme, fra gli altri, a prodotti ben più salutari come il pomodoro e la patata. Dalla essiccazione delle foglie di tabacco, poi macinate si ricava la materia prima per fabbricare le sigarette; la combustione del tabacco produce almeno 800 sostanze tossiche che inalate causano varie forme di neoplasie, e la nicotina che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ascrive fra le sostanze in grado di creare dipendenza fisica, psicologica e assuefazione come l'alcool, l'eroina e la mariuana. Questo ultimo aspetto è sicuramente uno dei motivi più importanti per cui è così difficile smettere di fumare e per cui è così facile ricadere.Le motivazioni per cui questo piccolo esercito di italiani ogni giorno si accende una media di 13 sigarette sono le più svariate: si va dal piacere puro di assaporar e l'aroma del tabacco, alla ricerca di un aiuto per concentrarsi, alla necessità di rilassarsi e di sciogliere l’ansia, c'è chi la accompagna al caffè, chi l'accende già al risveglio, chi la usa per darsi un contegno, fra i ragazzi la motivazione più frequente è il sentirsi adulti, far parte di un gruppo  ... Secondo le stime dell'istituto tumori almeno 90.000 italiani ogni anno muoiono per malattie correlate al fumo di sigaretta: neoplasie dei polmoni, del cavo orale e della vescica; malattie cardio vascolari fra cui l'infarto di cuore la fa da primo attore; bronchite cronica, asma ed enfisema polmonare non risparmiano i fumatori di lunga durata. Nel 2003 l'allora Ministro della Salute Girolamo Sirchia emanò la cosiddetta “legge antifumo” che vietava il fumo di sigaretta nei luoghi pubblici: uffici, ristoranti, bar ...  I risultati al 2010 sono una riduzione del12 % delle sigarette vendute, ma un numero di fumatori sostanzialmente stabile. Di sicuro si è ottenuta una maggiore protezione dei non fumatori, riducendo gli effetti legati al fumo passivo. Però un recente studio pubblicato su autorevolissime riviste scientifiche afferma che il divieto di fumo negli ambienti pubblici avrebbe contribuito a ridurre l’incidenza di episodi infartuati d17% dando così enorme credibilità sia agli studi riguardanti l’effetto dannoso del fumo passivo sulla salute del cuore che sulla utilità che l’attuazione di rigide normative ha sul rischio di infarto miocardio.       


INCIDENTI SUGLI SCI

Il decalogo per il buon comportamento sulle piste da sci? Pochissimi lo conoscono, anche se alla fine ciò che conta, per evitare scontri e infortuni, è il buonsenso. Stagione sciistica iniziata ormai da un mese e, con gli appassionati della neve, arrivano anche i primi incidenti sugli sci: in diminuzione, rispetto ad alcuni anni fa - sostengono sia maestri sia volontari del soccorso - ma il «bollettino di guerra» sulle piste resta abbastanza sostanzioso, tra fratture a gambe, braccia, distorsioni e ferite varie. Basti pensare che, nella scorsa stagione, i soccorritori dell’Akja (sezione della Federazione italiana sicurezza piste sci), l’associazione bergamasca con più volontari che ha operato nelle stazioni di Foppolo, Carona, San Simone, Piazzatorre, Lizzola, Colere e Schilpario, ha effettuato, per traumi, 252 interventi, più altri 116 per malore. A cosa ci si fa male? Sempre la statistica dell’Akja (quindi riferita solo ad alcune stazioni orobiche, comunque indicative) dice che le contusioni sono le più frequenti (199), seguite dalle distorsioni (106), poche, invece le fratture (15). Naturalmente le ferite maggiori si hanno a braccia e gambe e a infortunarsi sono soprattutto gli uomini, tra i 21 e i 40 anni (41%), in una fascia oraria che va dalle 11 alle 13. Principianti e dilettanti sono i più numerosi a farsi male (il 66%) seguiti da abili (20%) ed esperti (14%), questi ultimi, quindi, non esenti dagli incidenti. Infine, gli infortuni con lo snowboard che, in rapporto al numero di sciatori tradizionali, iniziano a diventare tanti (97 contro 251, sempre dati Akja). Ma la sicurezza sulla neve e il comportamento degli sciatori sembrano comunque migliorare: «La sistemazione delle piste, anche con cartellonistica e reti di protezione - dice Fabrizio Scuri, 48 anni, di Branzi, volontario e responsabile della scuola regionale Akja - ha sicuramente contribuito a diminuire il numero di incidenti: lo scorso anno, solo a Foppolo, abbiamo fatto 120 interventi, mentre nei primi venti giorni di questa stagione, siamo intervenuti solo una decina di volte: segno che, da una parte le piste sono migliorate, battute meglio e più larghe, dall’altra anche il comportamento degli sciatori sta un po’ cambiando». «Gli infortuni sono in calo»- conferma Eugenio Arioli, 43 anni, di Piazzatorre, maestro della Scuola di sci Alta Valle Brembana -. Gli sciatori usano di più il buon senso, sembrano più scrupolosi e ci sono anche i controlli, magari delle forze dell’ordine, che fanno da deterrente a comportamenti poco ortodossi». Ma quali le cause più frequenti degli infortuni? «Pochi conoscono il decalogo dello sciatore - continua Arioli -, anche se in pista e alla biglietteria le principali norme di comportamento sono segnalate. Innanzitutto occorre conoscere i propri limiti e affrontare piste adatte alle possibilità di ciascuno. Per esempio, non cedere alla richiesta di un amico che vuole scendere da una pista "nera" quando noi, invece, non ne siamo in grado». «Moderare la velocità va bene - aggiunge Scuri - e poi ricordarsi di fare solo la penultima discesa: nel senso che molti infortuni accadono proprio verso fine giornata, quando si vuole fare l’ultima discesa. Si è stanchi e magari non si è preparati atleticamente. È allora che ci si fa male». «Fondamentale è non sottovalutare la stanchezza - dice Arioli - o, al contrario, sopravvalutare la propria bravura: saper sciare vuol dire avere pieno controllo di sé».


ORIENTEERING: ALLENAMENTO E DIVERTIMENTO

In questa rubrica spesso consigliamo di camminare, correre, ponendo come obiettivi l’allenamento e la forma fisica. Del resto, queste attività possono risultare per alcuni noiose o non attraenti. Cerchiamo, perciò, di suggerire anche sport che associno all’impegno fisico il divertimento. Continuiamo oggi, dopo la trattazione del Nordic-Walking, presentandovi l’ Orienteering, grazie alle informazioni forniteci da Francesco Bazan, Presidente dell’ Orienteering Treviso. Questo sport consiste nel completare un percorso passando per dei punti di controllo, scegliendo liberamente la strada che si ritiene ottimale, con l’aiuto di una carta topografica e di una bussola. Vince chi impiega meno tempo a completare il percorso, non solo correndo velocemente, quindi, ma anche grazie alle capacità di orientamento.I concorrenti gareggiano in categorie diverse a seconda dell’età e delle capacità; è sempre presente una categoria esordienti, che consente a chiunque di partecipare, cimentandosi all’inizio in percorsi brevi e meno impegnativi. La gara dura circa un’ ora e i passaggi obbligatori sono verificati da sensori elettronici. L’Orienteering è molto coinvolgente perché si pratica in luoghi affascinanti (è chiamato lo sport dei boschi) e per il suo particolare meccanismo: le qualità atletiche sono tanto importanti quanto quelle di ragionamento.Per iniziare è necessaria una minima preparazione atletica, la capacità di camminare a passo veloce o correre per 45’-60’; è quindi uno sport ideale per chi vuole ricominciare a sentirsi attivo.Per gareggiare a livelli agonistici sono invece necessarie buone doti atletiche di resistenza alla fatica e capacità di concentrazione sotto sforzo. Si corre per 5/8 km, spesso con tratti in salita e discesa. I percorsi più impegnativi riservati agli atleti-élite possono essere lunghi fino a 15/18 km, con 600/700 metri di dislivello in salita. L’ orienteering si  pratica anche in Mountain Bike o con gli sci da fondo; esiste anche la disciplina Trail-O che consente agli atleti diversamente abili di gareggiare ad armi pari con i normodotati. Dal punto di vista fisico, vantaggioso è il fatto che quest’ attività richiede un impegno che ognuno può adeguare alle proprie possibilità e l’aspetto competitivo, per essendo presente, non è l’elemento essenziale di questo sport. Se volete provare, a Treviso c’è una squadra di grande esperienza che ha tra i soci un Istruttore della Federazione Italiana Sport Orientamento e di un Tecnico Scuola. Informazioni utili su www.orienteering.tv.it , contatti info@orienteering.it .


ALLERGIE IN AUMENTO, COLPA DELL'INQUINAMENTO

Le allergie sono un problema crescente ed entro il 2018 potrebbero colpire fino al 45% della popolazione in Italia.. Per spiegare l'aumento delle allergie vengono chiamato chiamati in causa l'inquinamento dell'aria e lo stile di vita dei Paesi più sviluppati che sembra non fornire più al sistema immunitario indicazioni per il corretto riconoscimento di sostanze di solito normalmente tollerate, spiega l'esperta . «Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a un aumento costante dei pazienti allergici» ha detto «e, se la tendenza si manterrà analoga, nel 2018 si potrebbe arrivare a un 40-45%». Preoccupante il dato che riguarda i più piccoli. Attualmente 1 bambino su 4 è allergico, ma si stima che nel 2020 1 su 2 nell'Unione Europea sarà affetto da malattia allergica cronica. In particolare risultano in aumento le allergie alimentari soprattutto nei bambini e nelle forme più gravi. Proprio nei bambini tali allergie in genere precedono la comparsa di quelle ambientali. Le allergie più diffuse tra gli italiani sono quelle ai pollini, di cui soffrono ben 12 milioni di cittadini, ( 'Associazione italiana di agrobiologia- Aia). Di questi il 20%, circa 2,4 milioni, sono allergici ai pollini d'albero e cominciano già a fine gennaio. Molti sono allergici a più di una famiglia di pollini: ad esempio se ai pollini d'albero si aggiunge l'allergia alle graminacee, i sintomi possono durare da febbraio a giugno. «Ad aggravare la situazione per molti di questi pazienti è l'allergia crociata a pollini e a frutta e verdura con comparsa di prurito, bruciore e anche gonfiore al cavo orale per assunzione di frutta come mela, pera, pesca». Informarsi è possibile grazie a siti che forniscono informazioni in tempo reale per la presenza di pollini in una specifica area come i siti delle Agenzie di protezione dell'ambiente regionali (Arpa) o il sito www.ilpolline.it dell'Aia (Associazione italiana di aerobiologia). «L'Aia elabora i dati provenienti da tutta Italia e mette a punto dei veri e propri calendari pollinici per aree geografiche omogenee, strumento importante per gli allergici che possono conoscere l'andamento delle concentrazioni dei pollini nella loro zona di residenza e nelle località dove intendano recarsi per lavoro o per svago e programmare di conseguenza misure preventive e i farmaci da portare con sé».